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Stefano Biondi

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Stefano Biondi, presidente del Circolo Golf Venezia.

Dal rugby al golf: due battute con Stefano Biondi dal dicembre 2014 alla presidenza del Circolo veneziano

Veneziano, classe 1961, con un passato di agonismo maturato sul campo da rugby come prima linea. Ha militato nel Lido Rugby dal 1978 e tuttora la sua prima passione gli è rimasta nel cuore, ma la divide con altrettanto entusiasmo con il golf che pratica da una quindicina d’anni, appena il lavoro glielo consente. Ad accomunare due sport apparentemente così distanti l’agonismo, la competizione, la correttezza che ne sono la base.
Si sente più Presidente, o giocatore di golf?
Francamente mi sento più giocatore. E’ mia intenzione continuare ad impegnarmi in campo per cercare di migliorare il mio gioco ed il mio hcp e mi sa che in questo settore ci sia molto da lavorare; temporaneamente cercherò di svolgere al meglio anche il mio mandato da Presidente.
Cosa l’ha spinto ad impegnarsi con questo incarico così impegnativo, a discapito del tempo effettivo da dedicare al gioco sul campo?
Bella domanda a cui non è semplice rispondere. Con un gruppo di amici abbiamo deciso di metterci a disposizione dei Soci in un momento non semplice ritenendo fosse un dovere contribuire in qualche modo alla comunità a cui apparteniamo e offrendo un impegno diretto in prima persona con un programma di innovazione, in continuità con chi ci ha preceduto, e insieme di superamento delle divisioni con uno spirito di grande unitarietà. I soci giusto un anno fa, hanno ritenuto di darci la loro fiducia ed il Consiglio mi ha individuato come come “primus inter pares” per gestire questa Consiliatura. Affronto questo impegno consapevole dei miei limiti e della straordinaria opportunità che mi è stata offerta cercherò di onorare al meglio il mio mandato.
Come è approdato al golf e cos’hanno in comune questi 2 sport?
Ho fatto una prima piccola esperienza mentre ero studente universitario grazie ad una convenzione tra Circolo e Cus Venezia e nei primi anni duemila ho cominciato a giocare; purtroppo, a causa di impegni lavorativi, solo nei week-end ed in vacanza, con una passione tanto crescente quanto travolgente, nonostante i miei modesti risultati sportivi. Ho trovato una grande relazione tra rugby e golf, discipline legate non solo dalla loro origine anglosassone ma anche da valori sportivi di rispetto dell’avversario, di etica e di impegno, che condivido pienamente.
Il fatto di potermi impegnare in una disciplina sportiva completa e totalizzante, nonché la quotidiana sfida con noi stessi che implica il golf è per me la vera molla motivazionale, anche se un aspetto non secondario è legato alle amicizie sviluppate e rinsaldate attorno a questi valori comuni in campo da golf.
Veniamo al Gossip: e’ vero che ogni anno con un gruppo di 8 amici divisi in 2 squadre mettete in palio un Challenge che vi giocate sui campi più prestigiosi d’Europa?
E` vero ed è una sintesi perfetta del nostro modo di affrontare il Golf: competizione sportiva con impegno assoluto, nonostante il livello non propriamente elevato del nostro gioco !!!, in un clima di grande amicizia e di goliardia che completa necessariamente il quadro. Le nostre sfide rappresentano, per noi, il clou della stagione golfistica e non appena sono terminate è già il tempo di cominciare a pensare alla successiva.
Qual è secondo lei la bellezza di questo gioco capace di appassionare a tutti i livelli e ad ogni età giocatori più diversi?
La continua lotta con noi stessi in una rincorsa al miglioramento che non si conclude mai; per ogni golfista, ad ogni livello, c`è una sfida da affrontare e da cercare di vincere.
Arrivano al golf, magari in età più avanzata, sportivi di ogni disciplina: cosa lo rende così intrigante? Gli alti e bassi nel rendimento che caricano ed abbattono, l’aspetto mentale, il fascino di una pallina ben colpita, il misurare i propri limiti….. Penso che il golf sia tra le rare discipline sportive che ad ogni età possiamo affrontare con spirito agonistico; anche gli altri aspetti citati sono tutti elementi complementari a cui mi sento di aggiungere la concentrazione che richiede il gioco che è talmente elevata da farci sembrare importante il tal colpo, buca o giro tanto che sarà immancabilmente oggetto di racconto ad altri giocatori !!!! L’amicizia e la possibilità di passare il nostro tempo libero in luoghi unici sono poi sicuramente un`altra importante causa.
Cosa si dovrebbe fare in Italia di più e di meglio per aprirlo ulteriormente ai giovani?
Penso che il golf in Italia paghi ancora, nonostante l’importante ruolo svolto dalla televisione, di una immagine non sportiva ed elitaria che tende ad impedire una crescita nei confronti dei giovani. E` necessario aprire il golf ed i nostri circoli senza paura, facendoli conoscere alle comunità, incentivando i rapporti con le scuole, promuovendo i valori della nostra disciplina che secondo me lo rendono “esclusivo” ed appetibile.
Qual è il giocatore che l’appassiona di più e che si diverte a seguire?
Francamente non ho molto tempo per seguire il golf in televisione ma devo dire che mi appassionano più che i singoli giocatori – Rory Mc Ilroy comunque è tra i miei preferiti – i campi difficili od impossibili come “Chambers Bay” dove si è giocato l’ultimo US OPEN.
Qual è il suo obiettivo come Presidente per il suo Circolo?
L’obbiettivo del mio mandato è quello di contribuire a costruire il futuro partendo dal nostro importante passato. Dobbiamo essere capaci di avvantaggiarci delle nostre tradizioni per interpretare e costruire il golf di domani, dove comunque il senso di appartenenza e l`intimo piacere di essere Socio di una realtà significativa come la nostra risulti il centro attorno cui costruire il resto. Mi piacerebbe che tutti i Soci si sentissero coinvolti ed offrissero il loro contributo alla vita del Circolo fatto anche di entusiasmo e partecipazione. Nell’ultimo mese ad esempio, abbiamo organizzato agli Alberoni una serie di gare nate proprio dall’iniziativa di alcuni di loro, eventi che hanno registrato una partecipazione inaspettata. A dimostrare che il Circolo attraverso il gioco e la competizione può essere vissuto come un luogo di aggregazione e da qui rilanciato. Tra l’altro le difficoltà si superano insieme.
Cosa rende unico il campo veneziano?
Non è facile essere profeti in casa ma penso che il nostro Circolo unisca molte cose che lo rendono unico; dal suo campo sempre bello, non facile ma delicato, ad una location straordinaria al Lido e nella Laguna di Venezia.
I Circoli stanno attraversando una congiuntura difficile. Come pensate di ovviare in controtendenza?
Anche noi stiamo vivendo questo momento che attraversa tutta la società italiana. A questo proposito penso potrebbe essere importante, visto che come Zona Veneto possiamo contare su un bacino considerevole di giocatori e possiamo vantare eccellenze nelle strutture, lavorare insieme come circoli per rilanciarci a vicenda. Sul fronte specifico della nostra location, pensiamo che quelli che potrebbero apparire come i nostri limiti possano diventare i punti di forza; dovremmo lavorare per ampliare la base sociale promuovendoci a Venezia, coinvolgendo i giovani e dovremmo valorizzare anche la nostra straordinaria unicità nel mondo del Golf anche a livello internazionale attraverso la rete, approfittando del social networks e dei media, per attirare nuovi ospiti nel nostro circolo.
Attività Giovanile, vivaio Leoncini…
Pensiamo che l’agonismo e la disciplina sportiva sia la finalità ultima di una Società sportiva e quindi vogliamo potenziare la nostra attività giovanile ed agonistica, da un lato allargando la base dei ragazzi con nuove iniziative per portare i giovani a provare a giocare a golf, e dall’altro lato continuando a seguire i nostri giovani che stanno crescendo sotto la guida entusiasta e determinata di Gabriele Heinrich, come hanno dimostrato quest’anno le iniziative in trasferta e in casa per i più piccoli, e la partecipazione dei più grandi a Campionati e Gare Nazionali.

(intervista a cura di Michela Luce)

Venezia, 10 dicembre 2015

 

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Laura Lonardi